L’intervento di Raffaele Speranzon

Venezia, 10 febbraio, 2021

La morte atroce di migliaia di innocenti uniti da un’unica “colpa”: essere italiani; poi centinaia di migliaia furono costretti a fuggire dalla propria terra, abbandonando per sempre anche tutti i loro averi: la tragedia delle Foibe e dell’esodo dei Giuliano Dalmati.

Le foibe sono profonde cavità carsiche, ma gli abissi più bui sono quelli dell’oblio.

Sfuggiti al comunismo jugoslavo, gli esuli ne incontrarono un altro: ai porti di Venezia ed Ancona, alle navi stipate di italiani scappati dai mitra di Tito, veniva ostacolato l’attracco.

Italiani che negavano soccorso agli italiani. Così come alla Stazione di Bologna: arrivava un treno carico di profughi istriani – donne, anziani e bambini affamati e stremati – e altri italiani, brandendo le bandiere rosse, impedendo la fermata, versavano sui binari il latte caldo destinato ai bambini portato dalla Croce Rossa.

“Non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi” scriveva l’Unità, il giornale del PCI, a proposito degli esuli.

Era, in quel contesto, evidentemente molto diversa la sensibilità di certa sinistra nei confronti dei migranti, che occorre sottolineare, in questo caso erano tutti profughi italiani.

Italiani costretti a fuggire dalla propria Patria per ritrovarsi ripudiati in Patria dai loro stessi connazionali. Questo in un vergognoso e complice silenzio mediatico e politico. Vittime dell’odio e dell’oblio.

Qualcuno, falsificando la storia, ripete che quegli eccidi vanno contestualizzati nella ferocia del conflitto; va allora ricordato che i comunisti continuarono a infoibare anche a guerra finita e a fascismo ormai caduto.

Ne cito uno per tutti, un sacerdote proclamato Beato: Don Francesco Bonifacio. Picchiato, poi lapidato e ucciso ed infine gettato come spazzatura in una foiba nel settembre del ‘46. Mai nessuno ha pagato per quell’orrendo crimine e ben pochi si sono presi la briga di raccontarlo.

E i rari processi postumi che furono avviati contro gli infoibatori? Tutti archiviati.

Crimini senza il volto e la condanna dei criminali.

Centinaia di pensioni vengono ancora versate dallo Stato agli infoibatori mentre le famiglie degli infoibati e dei profughi aspettano ancora giustizia e spesso non hanno ricevuto nulla da nessuno. Gli infoibatori sì, gli infoibati no.

Nel frattempo continua l’opera negazionista di chi sostiene che il vero comunismo non è mai esistito, che deve essere rivalutato quale dottrina pacifista che promuove l’uguaglianza e la democrazia, e che la sua immagine è stata deturpata da alcuni tiranni di cui si perdono le tracce nella notte dei tempi. Non c’è alcun ricordo pubblico di quei regimi, di quei massacri; e non viene riconosciuta alcuna responsabilità storica in chi sostenne il comunismo, difese i regimi più sanguinari e si adoperò per il suo avvento in Italia.

Anche in questi giorni, l’Anpi si fa promotore di iniziative negazioniste: azioni che non possono restare impunite: oltre ad offendere la Comunità Nazionale sono in contrasto con la legge 115/2016, che attribuisce rilevanza penale al negazionismo nei confronti di crimini come quelli delle foibe.

Le foibe e l’esodo per decenni sono rimaste pagine strappate nella storia Nazionale perché raccontano il comunismo e i suoi orrori in cento anni, in quattro continenti, con centinaia di milioni di vittime e di oppressi.

La nottata del fazioso oblio finirà.

Raffaele Speranzon

Capogruppo Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni

        Consiglio Regionale del Veneto