La piazza della destra è viva e rappresenta milioni di italiani

LA VOCE DEL PATRIOTA

È viva la “piazza (seppur) mutilata”.

Nonostante il gran caldo, gli allarmisti del contagio (con i “pericoli” che vengono agitati sempre e solo quando a manifestare è l’opposizione), il tentativo di sabotaggio da parte delle “manine” vicine al governo, la prova della prima vera manifestazione dell’opposizione in questo post-emergenza Covid è stata più che superata.

È chiaro, quello che abbiamo visto ieri in piazza del Popolo a Roma ha rappresentato solo in scala “distanziata” e più che forzatamente ridotta ciò che scorre in realtà nelle vene di milioni di italiani alle prese con il governo del tirare a campare e dei decreti rilancio «che rilanciano solo l’attività economica degli scafisti», come ha evidenziato – con amara ironia – Giorgia Meloni. Era necessario però dare un segnale politico, dopo la vergogna della “Villa dei famosi” degli Stati generali che hanno prodotto in serie solo le dirette Facebook del Presidente del Consiglio e un imprecisato numero di rinvii che ricadranno sulle spalle dei risparmiatori e di chi – cassintegrati, imprenditori, pensionati – attenderebbe invece risposte immediate. Ancora più importante era che qualcuno raccogliesse il segnale di disagio e frustrazione dei cittadini, che infatti pur di esserci hanno rispetto un protocollo di sicurezza assolutamente inimmaginabile in qualunque altra piazza. A mettersi in ascolto, guarda caso, è stata l’alternativa totale all’ogm giallo-fucsia. «Il governo più a sinistra della storia è chiuso nella sua villa – , ha commentato a proposito la leader di Fratelli d’Italia –  perché loro sono il Palazzo e noi dall’altra parte in piazza in mezzo alla gente, perché noi siamo il popolo». Alla fine, dopo mesi di lockdown rispetto al quale gli italiani hanno dovuto subire il carico deii piccoli e grandi abusi di potere da parte di palazzo Chigi, l’immagine delle migliaia di tricolori che sventolavano ieri sotto il sole di luglio non solo ha restituito un segnale di normalità e di riappropriazione degli spazi della democrazia ma ha anche battezzato la stagione “calda” che il destra-centro è pronto a lanciare a Conte e soci in vista delle elezioni Regionali. È qui infatti – al di là degli scenari che possono aprirsi in una maggioranza più che precaria al Senato e dilaniata davanti a ogni minima scelta di governo (figuriamoci sul Mes) – che Giorgia Meloni intende stanare la distanza tra il governo Conte e il popolo italiano: in quello spazio dove conta il plebiscito popolare e non i codicilli e le formulette con cui il premier e suoi soci tentano di esorcizzare in tutti i modi quello che è un doveroso ritorno alle urne. Anche per questo motivo Meloni ha avvertito l’inquilino di palazzo Chigi di non pensare di poter apparecchiare un confronto di mera “immagine” con i leader dell’opposizione: «Non sono disponibile a un incontro a base di the e pasticcini. Ci dica invece se hanno un piano, un progetto, anche se non lo credo». In attesa – si fa per dire – che il premier decida davvero “di” e “come” affrontare la questione della fase 3 con il centrodestra, l’avviso di sfratto nei suoi confronti è stato lanciato: «Noi vinceremo le elezioni Regionali ma non ci basta – ha attaccato l’ex ministro – e se questi signori rimarranno attaccati alla poltrona, quando scenderemo in piazza a ottobre, saremo due milioni. Non saremo più una piazza contingentata. Tenetevi pronti».